In search of the lost memories – mothers and daughters stories 2009

Da qualche tempo raccolgo filastrocche, quelle che le madri raccontano o meglio raccontavano ai propri figli cullandoli per farli addormentare. Chiedo alle persone provenienti da culture e territori diversi se conoscono una filastrocca nel loro dialetto o nella loro lingua d’origine che la propria madre o la propria nonna gli raccontava da piccoli specificando che mi interessano in modo particolare quelle che contengono degli elementi attraverso i quali è possibile incutere timore.
Attraverso questi elementi frutto di un retaggio culturale antico il timore verso l’apertura al mondo può essere trasmesso anche attraverso parole cantate da una voce melodiosa di una madre al proprio figlio. Questi personaggi protagonisti di certe filastrocche che mescolano elementi legati alla cultura religiosa di provenienza a storie legate alla quotidianità del contesto già ci dicono cosa si deve e cosa non si deve fare, ciò che è buono e ciò che è cattivo, le cose buone da seguire e quelle da allontanare. La madre è da sola col proprio figlio, il padre è cacciatore che ritorna raramente, ma vive attraverso la sua autoritarietà in queste parole che sono basi solide sulle quali una struttura sociale prettamente maschilista ed organizzata gerarchicamente (sia da un punto di vista religioso che laico) si sviluppa e si muove. Mi interessa indagare se questi segni cantati spesso incosciamente e che già da soli iniziano a dettare le regole di una società attraverso la paura esistono in altre culture diverse dalla mia anche se si manifestano attraverso forme e simbologie diverse.
Sono affascinata dalla cultura orale proprio perché si è mossa dinamicamente svincolandosi dalla volontà di sistematizzazione e categorizzazione che gli uomini hanno; muovendosi per altre vie, per altre bocche, bocche di donne depositarie di storie e racconti da millenni.
Mi piace pensare che a differenza della storia che si studia nei libri, la narrazione sia un’esperienza impossibile da cristallizzare, da decodificare e fermare capace invece di autogenerarsi ogni volta che una bocca è capace di darle ritmo, capace di inventarsi altri tracciati e percorsi per essere veicolata, di riconfigurare altre geografie diverse da quelle segnate negli atlanti risultato di lotte di forze contrapposte e di poteri in gioco.
La narrazione orale pur essendo cosa effimera, pur avendo un ruolo apparentemente marginale rispetto alla storia scritta nei libri è capace di incidere più in profondità sulle esistenze, sulle culture del pianeta. Una semplicissima ninna nanna a parer mio riesce ad agire e di conseguenza ad influenzare gli individui molto più di un libro di storia sia perché viene narrata e quindi udita nei primi mesi di vita, quelli più sensibili, quelli in cui l’individuo assorbe di più, sia perché è maggiore il numero di individui che hanno accesso per fattori naturali ad una voce di mamma o di nonna che ad un libro di storia.

Queste le motivazioni principali che mi spingono a cercare ciò di cui ho appena parlato. Mi sto accorgendo che le nuove generazioni diciamo dalla generazione di cui faccio parte in giù stanno perdendo la conoscenza e la memoria delle proprie radici dialettali e di conseguenza queste nenie, filastrocche se qualcuno ancora le ricorda sono le donne anziane, depositarie preziose non soltanto delle parole ma anche dei toni con i quali vengono pronunciate delle diverse dizioni e dei diversi accenti che al minimo mutare di un territorio mutano d’incanto prefigurando altri scenari narrativi.
Ho attivato una rete di conoscenze per potere arrivare in qualche modo alle depositarie di questi canti e racconti chiedendo personalmente ad amiche che ipotizzavo avessero legami profondi con il proprio territorio, con le proprie radici, con la propria cultura dialettale fino ad arrivare a conoscere la fonte depositaria.
Ho iniziato a ricamare una per una con la lentezza di tale pratica queste filastrocche. La tecnica migliore appresa da mia nonna è il ricamo a punto erba perché per ricamare parole c’è bisogno di un punto semplice e lineare. Ogni lettera viene dunque ricamata a punt’erba con filo bianco su stoffa di cotone bianca, ho scelto questa pratica per evocare l’atmosfera che accompagnava i racconti delle donne, il fare quotidiano del ricamo e lo spazio domestico di una dimora, luogo dell’accudimento e dello svolgersi della vita. Ricamo di bianco su bianco perché non esiste altro modo che osservarle da vicino, metterle a fuoco piano, osservare emergere una lettera dopo l’altra dalla trama del cotone fresco comune a tutte le culture. Bianco su bianco per non accorgersi presto del messaggio troppo forte, troppo insidioso per un bambino di pochi mesi, sussurrato da bocca ad orecchio ad una minima distanza.
Immaginando queste brevi storie piene di ritmo di simbologie eterogenee ma allo stesso tempo tenute assieme da strane analogie, strane rime, strani suoni onomatopeici che di regione in regione mutano come il colore diverso del vento che si tinge delle tonalità dei territori che attraversa vado avanti nel collezionare queste voci che divengono poi parole, poi tracce fisiche di filo.
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WIEGALA, WIEGALA, WIEGALA, WEIER, DER WIND SPIELT AUF DER LEIER. ER SPIELT SO S ü ß IM GRUNEN RIED, DIE NACHTIGALL, DIE SINGT IHR LIED. WIEGALA, WIEGALA, WEIER, DER WIND SPIELT AUF DER LEIER. WIEGALA, WIEGALA, WERNE, DER MOND IST DIE LATERNE, ER STEHT AM DUNKLEN HIMMELSZELT UND SCHAUT HERNIEDER AUF DIE WELT. WIEGALA, WIEGALA, WERNE, DER MOND IST DIE LATERNE. WIEGALA, WIEGALA, WILLE, WIE IST DIE WELT SO STILLE. ES STORT KEIN LAUT DIE SUBE RUH, SCHLAF, MEIN KINDCHEN, SCHLAF AUCH DU. WIEGALA, WIEGALA, WILLE, WIE IST DIE  WELT SO STILLE.

Filastrocca che veniva cantata dalle madri ai bambini nei campi di sterminio tedeschi recitata e riscritta da Micol

CRAPA PELADA LA FA I TURTEI GHE NE DA MINGA AI SO FRADEI I SO FRADEI FAN LA FRITTATA GHE NE DANN MINGA A CRAPA PELADA

Milano

O NON SAI E’ MORTO IL BEL TOPINO ANNEGATO NEL BRODINO TREMA TREMA LA FIAMMA PIANGE LA SUA MAMMA LA PORTA SBATTE SBATTE IL CAVALIERE HA TOLTO VIA LE STAFFE LO STALLIERE SI E’ TAGLIATO I BAFFI L’UCCELLINO S’E’ SPENNATO LA FONTANA S’E’ SECCATA LA FANTICELLA HA ROTTO LA SECCHIELLA LO STALLIERE SI E’ TAGLIATO I BAFFI IL CUOCO SI MISE A SEDERE SUL FUOCO LA DAMINA SUL SACCO DI FARINA E PER IL RE E LA REGINA FU UNA GRANDE ROVINA

THERE WAS AN OLD WOMAN WHO LIVED IN A SHOE; SHE HAD SO MANY CHILDREN SHE DIDN’T KNOW WHAT TO DO. SHE GAVE THEM SOME BROTH WITHOUT ANY BREAD; THEN WHIPPED THEM ALL SOUNDLY AND PUT THEM TO BED.

LADYBIRD, LADYBIRD, FLY AWAY HOME, YOUR HOUSE IS ON FIRE AND YOUR CHILDREN ALL GONE; ALL EXCEPT ONE AND THAT’S LITTLE ANN AND SHE HAS CREPT UNDER THE WARMING PAN.

VADO IN LETO COL ME ANGEO PERFETTO COL ME ANGELO DE DIO COL ME CARO SIGNOR IDDIO. SO DE ANDAR NON SO DE LAVAR TRE GRAZIE A DIO VOJO DOMANDAR: COMUNIONE, CONFESSIONE, OJO SANTO. SE NO ME LEVASSE L’ANIMA A DIO GHE LA LASSE

Veneto

NON AVEVA  DUE ANNI LA FANCIULLETTA, CHE LE E’ MORTA LA MAMMA ED E’ SOLETTA MA QUAND’ ELLA DIVENTA  PIU’ GRANDINA, AL BABBO LE DOMANDA LA MESCHINA. DIMMELO DUNQUE BABBO TU LO SAI LA MAMMA DOVE L’HAN POSATA MAI ? LA TUA MAMMA RIPOSA AL CAMPOSANTO TRE PASSI DAL CANCELLO E’ LI’ D’ACCANTO. LA BIMBA SENTE CIO’ CHE DICE IL PADRE E CORRE AL CAMPOSANTO DALLA MADRE. CON LO SPILLETTO FRUGANDO ANDAVA, CON IL DITINO SCAVA SCAVA SCAVA. DOPO CHE EBBE SCAVATO TANTO TANTO LA BIMBA SI RUPPE IN UN GRAN PIANTO. SON DUNQUE QUI DA TE MAMMINA, NON MI SENTI? DIMMI UNA SOLA PAROLINA. HAIME’ BAMBINA MIA PARLAR NON POSSO, HO TANTA TANTA TERRA ADDOSSO. UNA PIETRA SOPRA LA TUA MAMMA CHE BRUCIA ETERNAMENTE COME FIAMMA.

“MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA ROMIRI VO E STA FIGGHIA CUNTENTI CA CI ANA NASCIRI I JAGNI E LI RIENTI LI RIENTI E LI SCAGGHIUNA STA FIGGHIA BEDDHA MA MANGIU A VASUNA MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA ROMIRI VO E STA FIGGHIA RORMA E RIPOSA SUTTA NA MACCHITEDDHA RI ROSA RI ROSA E RI NA LUMIA STA FIGGHIA BEDDHA RA VITA MIA MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA ROMIRI VO FIGGHIA BEDDHA E FIGGHIA DUCHISSA CU QUATTRO STAFFIERI TI MANNU ALLA MISSA RUI I RAVANTI E RUI I RARRIERI PI MARITU N’CAVALIERI U CAVALIERI TI VOLI PI FORZA QUATTRUCIENT‘UNZI CU NA CARROZZA QUATTRUCIENT’UNZI RI MUNITA CHE BEDDHA STA FIGGHIA CH‘E SAPURITA MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA ROMIRI VO”

Sicilia

MPI MPI E MPO STA PICCIRIDDHA RORMIRI VO E SE STA FIGGHIA NUN VOLI RURMIRI QUANTI NNANNAI NTO CULU C’AVIRI MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA QUECA LA VO QUECA LA VO IU CI LA RUGNU FINA CA VENA LU MISI RI GIUGNU GIUGNU E GIUGNETTU FINU CA VENA U FRUMMIENTU NIETTU MPI MPI E MPO STA FIGGHIA BEDDHA QUECA LA VO SE LA RUGNU A LA BEFANA SI LA TENA NA SIMANA SE LA RUGNU ALL’UOMU NERU SI LA TENI N’ANNU INTERU SE LA RUGNU A LU BAMMINU SI LA TENI VICINU VICINU SI LA RUGNU A LA SUA MAMMA SI LA PORTA A FARI LA NANNA U PAPA’ S’INNIU A CACCIA PI SPARARI LU CICCIU LU CICCIU SI NNI VULAU E CRISTINA S’ADDURMINTAU MPI MPI E MPO STA PICCIRIDDHA RORMIRI VO

Sicilia

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