“Il formaggio e i vermi”/”The cheese and the worms” installation audio video and photographs 2006

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Still video

Questo progetto nasce dal desiderio di passare del tempo con i miei nonni paterni, di riuscire a trovare un luogo del dialogo con loro (un dialogo con le mie radici), di salvare dalla dimenticanza piccole storie di vita vissuta.
Ho per anni osservato la lentezza dei loro movimenti; l’attenzione dedicata da entrambi alle piccole quotidiane azioni domestiche. La cura che mia nonna mette nel riparare con abilità un calzino scucito, l’attenzione di mio nonno nel pulire l’erba campagnola e altri frutti del suo orto, mi hanno da sempre meravigliato. Questa lentezza non appartiene al mondo in cui sono cresciuta. Ho sempre legato il loro fare ad un tempo a me sconosciuto ero curiosa di sapere di questo tempo e di vivere un processo con loro che mi portasse ad assaporare il contenuto della loro lentezza. Non volevo però che mi raccontassero la loro vita, ci sono delle cose che hanno bisogno, per mantenersi preziose, di essere custodite all’interno di un vissuto. Mi sono chiesta quale potesse essere un territorio franco per incontrarli ed ho pensato al sogno.
Li ho ascoltati mentre mi raccontavano i loro sogni.
Nei suoi sogni mia nonna incontra i suoi santi ( protagonisti delle sue affezionate e sacre letture pomeridiane), vede crocifissi (quelli dei rosari recitati assiduamente nel pomeriggio), attraversa i territori di Dio (gli stessi spazi dipinti nelle cartoline attaccate alle pareti della sua casa ) è lì che dice di incontrare suo figlio. E’ li che vuole andare ripete continuamente.
Negli armadi della sua casa ripone stoffe e lenzuola ricamate: la sua traccia.
Nei suoi sogni mio nonno ritrova la terra che ama tanto (quella dell’orto sotto casa), i suoi conigli (quelli della gabbia nel capanno) , il vento freddo dell’alba d’inverno ( quello di quando portava le pecore a pascolare nei campi vicino al paese). Si chiede come faremo noi quando lui non potrà più procurarci quel cibo.
Sopra il tavolo della cucina ripone la ciotola vuota: la sua traccia.
Mentre loro mi raccontavano i sogni mi accorgevo di questo.
Mi accorgevo degli strumenti per il ricamo utili a mia nonna, degli strumenti di lavoro di mio nonno, così diversi, così necessari.
Ho chiesto loro di disegnare alcune immagini provenienti dai loro sogni.
Mentre li osservavo disegnare mi accorgevo dei loro occhi divertiti.
Ero sorpresa di aver trovato abbastanza velocemente il luogo del dialogo che cercavo e un ritmo comune nel procedere. Mi hanno anche fatto notare che questo lavoro, aveva una sua utilità. Mia nonna durante il nostro incontro ha rammendato un abito scucito, mio nonno ha sbucciato le mele per poi cuocere in forno. Così ci siamo incontrati, riconosciuti.

English version

The cheese and the worms
Installation audio and video
This project stems from a desire to spend time with my paternal grandparents, to try to find a dialogue with my roots
I have been observing my grandparents slowed movements, the attention they give to small daily household activities. The care that my grandmother puts in repairing, sowing some sock, the attention of my grandfather in cutting grass or looking after the fruits of his garden. I was always amazed by this slowness that does not belong to our world.
I have always connected them to some unknown time and I was curious to explore it, wanting to find a process that would lead me to taste the contents of their slowness. I did not want them to tell me about their lives, I believe if you want to keep something precious and valuable you should rather not say it to anyone, so I thought that the right place ‘to meet’ them could be their dreams.
I listened while they told me their dreams.
In her dreams, my grandma meets several saints; protagonists from sacred books she reads over an afternoon. She sees crucifixes (those of the rosaries recited diligently), she goes through the territories of God (the same represented in the cards attached on the walls in her house) where she wants to meet her son, during the dream she constantly repeats that she wants to get there.
She puts in her wardrobe fabrics and embroidered linen: her own trace.
In his dreams my grandfather sees his beloved land, his vegetable garden, his rabbits, (those in the cage in the shed), he feels the cold wind of an early winter morning (when takes the sheeps to graze.) He wonders how we will all do when he will no longer give as those goods from the country.
My grandfather puts on the table an empty bowl: his own trace.
While telling me their dreams, I realize the objects around us, which relate to their waking lives, become subjects of their sleeping lives; my grandmother’s embroidery and grandfather utensils, so different, but so necessary.
I asked them to draw some images related to their dreams; they enjoyed it, noticed they were smiling and amused.
I was surprised to have found that unusual ‘free space’ to meet them and to have a dialogue with them quite quickly.
They told me, my work was not disturbing them, while I was talking to in fact, they had time to do their own daily activities: mending a dress or cutting apples to be cooked in the oven.
So we met and recognized each other.

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