“Le cose perse diventano sentimenti” 3 Workshop artistici all’ISIA Roma Design 2008


Laboratorio artistico

Ideato per essere sviluppato all’ interno del Corso di Storia e Cultura del Design Contemporaneo 3°anno tenuto Dal Docente Paolo Balmas, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma; con il patrocinio dell’ Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma; in collaborazione con: GNAM – Museo Mario Praz (Roma), DROME magazine.

Una Considerazione:
A volte è bene essere coscienti di aver perduto qualcosa, una memoria, un tempo, un luogo.
Il senso della perdita e il sentimento che ne consegue è l’unità di misura esatta del valore di ciò che abbiamo perduto.
Spesso nel ricostruire un passato andiamo a ricercare ciò che è rimasto: un documento, una traccia, un frammento per raggomitolare il tempo e pensare di averlo sotto mano ogni volta che abbiamo bisogno di ricordare. Forse la determinazione che è insita nell’atto stesso del ricordare, ci fa perdere di vista il sentimento che invece ci attraversa nel momento in cui ci si accorge di aver perduto.
In un tempo in cui tutto è catalogabile, ripetibile, riproducibile, il senso di sorpresa che tocca le corde dell’emozione sembra sfiorarci appena e prendere altre vie. Non ci curiamo di entrare in contatto sensibile con le cose, siamo sicuri che le immagini che fisseremo attraverso gli strumenti che la tecnologia digitale ci fornisce saranno con noi per sempre (senza riflettere che quel materiale è effimero, destinato a scomparire in un margine di tempo brevissimo, ma non ci preoccupiamo perché quello che ascoltiamo e viviamo è l’istante).
Con questo progetto, non intendiamo portare alla luce una memoria (viviamo in una dimensione che ci da l’impressione di poter possedere tutto: una memoria un piccolo frammento di passato, un tempo, un’emozione), ma tentare di metterci di fronte ad un fatto reale: qualcosa è stato perduto e il nostro esserci sta nel prendere atto di ciò. Il legame tra l’oggetto perduto e il suo valore sarà il sentimento che porteremo addosso.

L’obiettivo:
“Ci sono attenzioni che scorrono in grani, che legano, come nodo a nodo, l’istante a quel che verrà. C’è un guardare che è riconoscere, senza desiderio e senza apprensione, che è pensiero sostanziato di limpida attesa. Esercitare quello sguardo implica saper penetrare il mondo di fronte a noi, ogni volta nuovo, ogni volta mondo”. Sabrina Mezzaqui
Questo progetto ha come obiettivo quello di recuperare un tempo della riflessione intorno al sentimento della “perdita”, di riappropriarsi di un’ affezione legata all’oggetto personale tentando di mettere in condizione lo studente, futuro progettista, di ritrovare un baricentro motivazionale e contrapporlo alla pura battaglia dei linguaggi che spesso lo condizionano.
Verranno coinvolti un gruppo di studenti del corso di Storia e Cultura del Design Contemporaneo dell’ ISIA di Roma, luogo privilegiato della ricerca, della progettazione e dell’elaborazione di idee legate all’oggetto di design e al mondo delle cose.
Il continuo e incessante bombardamento di oggetti, immagini, idee virtuose e prive di sbavature che affollano le riviste, rischia di far perdere al possibile fruitore un suo rapporto onesto e attento nei confronti delle cose. Questo problema non interessa soltanto il fruitore passivo, ma anche il giovane progettista, che condizionato da questa dinamica, svilupperà spesso incoscientemente delle strategie di progettazione e comunicazione dell’idea elaborata, tutte tese ad appagare i sensi che possono ad un primo impatto essere più stimolati e più irretiti, perdendo di vista la propria motivazione individuale, il proprio approccio creativo, il proprio punto di vista critico che è l’ingrediente necessario per l’elaborazione di idee ricche di contenuto, capaci di toccare le corde più nascoste ma forse anche le più necessarie dell’individuo.
Proprio in questo luogo della ricerca sensibile alla complessità delle dinamiche che ruotano intorno alla progettazione del nuovo; si cercherà di dialogare su quello che non c’è piuttosto che su quello che c’è o potrebbe ancora essere inventato, perché proprio quello che non c’è più, in una dimensione in cui tutto quello che si desidera si può avere, è forse quello di cui si ha necessità.

Perché questo progetto si propone di far interagire gli studenti dell’ISIA con artisti ?
La cosa comune tra un opera artistica ed un opera di design è la ricerca, la sperimentazione, la tensione alla proposizione di possibilità e invenzione di linguaggi nuovi,
“L’arte è un sistema per cambiare le cose, come l’uomo che per la prima volta ha inventato la scodella, da qui nasce l’arte dalla necessità di cambiare, fare per la seconda volta una scodella è accademia” Pino Pascali.
La cosa che differenzia un’ opera artistica da un opera di design è che la prima non necessariamente deve essere commercializzata, non necessariamente deve raggiungere un target di persone per assecondare una dinamica di mercato e di produzione. Tenendo in considerazione questo punto, si cercherà con questo progetto di sviluppare un processo fatto di riflessioni strettamente connesse con il lato emotivo e il punto di vista critico di ogni partecipante, senza l’urgenza di arrivare necessariamente alla produzione di un elaborato o pensare già in partenza all’elaborato come un prodotto che deve essere commercializzato, ma osservando il processo stesso e le riflessioni che lo accompagneranno come momento importante per riportare l’attenzione sul concetto di affezione e di sentimento che legano l’individuo al mondo degli oggetti, per riempire un vuoto, per tornare a riflettere su se stessi.

Come:
Tre artiste: Maria Chiara Calvani, Alessandra Baldoni, Mariana Ferratto (che fanno della memoria, della narrazione del lato onirico, l’aspetto fondante della loro ricerca), si confronteranno in una serie di incontri con gli studenti del corso di Storia e Cultura del Design Contemporaneo. Dialogheranno e si confronteranno con loro in un clima di scambio paritario intorno a questo argomento. Si organizzeranno dei gruppi di lavoro finalizzati allo scambio di opinioni, mettendo in moto un processo, in cui ciascuno individuerà una direzione di senso intorno alla quale lavorare (lo spunto dal quale partire verrà fornito dalle tre artiste che accordatesi precedentemente con il docente faranno sì che i contenuti del laboratorio costituiscano un approfondimento di quella parte dell’ attività didattica che richiede l’ elaborazione di una tesi in funzione dell’esame). Verrà organizzata una visita al Museo Praz come ulteriore approfondimento didattico sia riferito alla tesi che ogni studente sarà invitato a elaborare, sia riferito ai contenuti di cui il progetto “le cose perse diventano sentimenti” si fa portatore.

Quando:
L’esperienza partirà nel mese di novembre, all’inizio del Corso di Storia a Cultura del Design Contemporaneo e si svolgerà all’interno dell’orario del Corso.

Articolazione del Progetto:

PROGRAMMA:
Prima giornata del workshop artistico “le cose perse diventano sentimenti”
Martedì 6 novembre ore 9.00 Aula Magna ISIA Piazza della Maddalena 53 Roma
Presentazione del progetto
Interventi di:
Giulio Angelini Direttore ISIA Roma: Presentazione
Paolo Balmas Docente ISIA Roma: Il perché di una scelta operativa inconsueta
Maria Chiara Calvani Ideatrice del Progetto: Presentazione del progetto, gli obiettivi, le finalità, il processo, la mostra, le relazioni con il Museo Praz
Patrizia Rosazza Direttice Museo Praz: Una casa museo aperta al contemporaneo: Esperienze e Progetto
Silvano Manganaro Storico dell’arte: S-oggetto: un percorso nelle cose dell’arte
Rosanna Gangemi Giornalista, Direttore editoriale DROME magazine: La sicurezza degli oggetti
Stefan Pollak Graphic Designer, Direttore creativo DROME magazine: L’estetica emotiva, l’identità visiva di DROME magazine

Presentazione dei lavori delle tre artiste coinvolte come tutor nel laboratorio
Alessandra Baldoni
Mariana Ferratto
Maria Chiara Calvani

Presentazione di tre tesi di laurea ISIA da parte dei loro autori
Luigi Cuppone Designer: Sahel, barriere naturali contro la desertificazione e l’insabbiamento
Valeria Fuso Designer: Jik experience recorder
Chiara Sandri Designer: Le estremità in acqua: calzature in Luffa Cylindrica

Dibattito e scambio di riflessioni

martedì 6 novembre ore 13.00
Divisione in tre gruppi di lavoro
Le artiste tutor forniranno delle direzioni di senso verso cui prestare attenzione per iniziare a riflettere sul tema.

La giornata è aperta a chiunque voglia partecipare

La successive giornate di workshop: martedì 13 novembre dalle ore 14.00 alle ore 18.00, martedì 20 novembre dalle ore 14.00 alle ore 18.00, martedì 27 novembre dalle ore 14.00 alle ore 18.00, martedì 4 dicembre dalle ore 14.00 alle ore 18.00, saranno dedicate interamente allo sviluppo dei progetti; tutte le fasi del processo verranno videodocumentate dalla fotografa e video maker Ribes Sappa in funzione della pubblicazione del catalogo. Per le visite al Museo Praz che potranno fornire suggestioni utili ai tre gruppi di lavoro, verranno organizzati 3 diversi appuntamenti per i quali è richiesta l’iscrizione per un n° di non più di 10 studenti. All’interno del Museo, i tre gruppi potranno mettere in comune le loro esperienze con un giovane laureato che sta approfondendo la sua ricerca su Casa Praz, (martedì 13 novembre ore 14.00) , con due persone addette alla vigilanza che lavorano nel museo dall’ apertura del medesimo (giugno 1995), (martedì 20 novembre, ore 14.00), e con la Direttrice del Museo Patrizia Rosazza, (martedi 27 novembre, ore 14.00).

APRILE 2008
LA MOSTRA INUGURAZIONE : MARTEDI 8 APRILE ORE 18.00

Il materiale elaborato durante il laboratorio artistico, verrà presentato al pubblico attraverso una mostra. Lo spazio che accoglierà le opere artistiche risultato del processo è Palazzo Primoli. Durante la serata inaugurale il Museo Praz, luogo carico di memorie appartenute e collezionate dallo studioso e per eccellenza dimora di sentimenti rimarrà aperto al pubblico. Due sedi espositive prestigiose nel cuore di Roma racconteranno in quella serata “le cose perse diventano sentimenti” per far viaggiare parallelamente due dimensioni che hanno riflettuto sul valore dell’oggetto d’affezione e della memoria: uno con un’identità storicizzata legata allo studioso che ha fatto della sua esistenza una collezione di memorie, l’altro con un taglio legato al linguaggio artistico contemporaneo che tre giovani artiste interagendo con gli studenti hanno costruito mettendosi in gioco ed entrando in relazione con gli studenti stessi e con la realtà dell’università. In occasione della mostra sarà presentato anche un catalogo.

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