“Le cose perse diventano sentimenti” mostra risultato dei tre workshop artistici all’ISIA Roma Design 2008

Mostra del Workshop artistico realizzato dall’ ISIA Roma Design (Istituto
Superiore per le Industrie artistiche) in collaborazione con il Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali, il Museo Mario Praz, la Fondazione Primoli, e DROME magazine.

Martedì 8 Aprile 2008 nella sede della Fondazione Primoli verranno esposti gli elaborati realizzati da trenta studenti del Corso di Storia e Critica del Design Contemporaneo tenuto dal Prof. Paolo Balmas presso l’Isia di Roma, al termine di un percorso didattico estremamente innovativo ideato da Maria Chiara Calvani in collaborazione con Alessandra Baldoni e Mariana Ferratto.
Partendo da una riflessione sulla capacità degli oggetti di veicolare sentimenti e memorie,
riflessione stimolata da un iniziale percorso attraverso le Collezioni del Museo Mario Praz, i partecipanti al progetto hanno, grazie a successivi incontri condotti dalle tre giovani artiste, elaborato ciascuno singolarmente la propria personale e simbolica scelta di un oggetto che soddisfacesse al dettato del laboratorio medesimo. Sulla base di queste scelte personali sono stati poi realizzati prodotti finali diversi, video, diari, assemblaggi e molto altro ancora. L’intero progetto nelle sue diverse fasi è poi divenuto oggetto – esso stesso – di un catalogo di piccole dimensioni, Edizioni Iacobelli con una testimonianza di Alberto Abruzzese, catalogo che documenta, fase per fase, attraverso le immagini scattate dalla fotografa Ribes Sappa il procedere dei diversi momenti del workshop, accompagnati dai testi delle curatrici dell’evento e dai testi critici di: Giulio Angelini (direttore ISIA), Paolo Balmas (Docente ISIA), Patrizia Rosazza (Direttrice Museo Mario Praz), Massimo Colesanti (Presidente Fondazione Primoli), Silvano Manganaro (Storico dell’arte), Rosanna Gangemi (Giornalista e Direttore editoriale DROME magazine).
Martedì 8 Aprile 2008 nella sede della Fondazione Primoli dalle ore 18 alle ore 21 sarà possibile assistere alla presentazione di questi materiali che rimarranno poi visibili nei due giorni seguenti dalle 10 alle 17.30.
Martedì 8 Aprile la visita al Museo Mario Praz sarà eccezionalmente prolungata fino alle ore 21.

Fondazione Primoli Museo Mario Praz
Via Zanardelli 1, primo piano Via Zanardelli 1, 2° piano
Roma
Per informazioni
mariachiaracalvani@tin.it

I TRE PROGETTI e gli elaborati finali esposti presso la Biblioteca della Fondazione Primoli

Maria Chiara Calvani

“Una storia di cose perse ritrovate nei sogni”



Finalità del progetto.

Andare a cercare sentimenti di cui ci siamo dimenticati esplorando il territorio del sogno. Portare alla luce stati d’animo latenti di forte valore emotivo che spesso condizionano il nostro comportamento, le nostre relazioni, le nostre paure; stati d’animo verso cui prestare attenzione, su cui tornare a riflettere, per lavorare su sé stessi, per riportare alla luce un vissuto. Far riemergere attraverso la motivazione personale di ogni singolo componente del gruppo una situazione emotiva, una particolare affezione a qualcosa o qualcuno andando a scavare nel proprio immaginario onirico. Condividere i diversi stati d’animo che il ricordo di un sogno particolarmente significativo genera in ciascuno. Costruire un racconto costituito da frammenti emozionali dei sogni degli elementi del gruppo; un racconto in cui ognuno possa ritrovare una condizione emotiva alla quale è particolarmente legato e di conseguenza riconoscervisi.

Maria Chiara Calvani – Filippo Cuttica, Giulia Del Bosco, Anna Lombardi, Francesca Mungiguerra, Giona Fiorentino, Fabio Pulsinelli, Paolo Paciucci, Matteo Vezzali, Paolo Balmas, Ribes Sappa

Il diario dove custodire i nostri sogni

Dodici diari al cui interno ognuno di noi rifletterà sui propri sogni, sulle atmosfere oniriche che più gli sono rimaste in mente. Attraverso i sogni ognuno racconta sé stesso, le sue intimità, le persone, i luoghi, gli oggetti affettivi, rivivendoli attraverso il disegno, la fotografia, il suono, lo schizzo, la parola. All’interno di ogni diario ho lasciato un foglietto, poesie per aiutare a sognare tratte da “Visioni” di William Blake.

martedì 13 novembre
pomeriggio

Il diario che contiene i sogni di tutti

I luoghi, i personaggi, gli spazi, gli effetti magici, le luci, i colori, le parole dei sogni sono nati piano in ognuno di noi… 1 sogno 2 sogni 12 sogni. Per una volta la misura delle parole non conta, ogni sogno descrive e racconta un’atmosfera dalla durata infinita, un’atmosfera destinata a farsi traccia, impronta in noi. Ognuno sceglie uno dei sogni appuntati nel proprio diario e lo condivide con gli altri. Raccogliamo i nostri sogni in un unico diario, un luogo per farli stare uniti. Diventano 12 capitoli, ogni capitolo un sogno, una narrazione senza inizio e senza fine, un libro da aprire a caso per immergersi d’un tratto in strane atmosfere fatte di figure, paure, luoghi senza dimensione, spazi in cui è possibile incontrare l’assurdo. Leggiamo insieme i nostri sogni raccolti nel diario e condividiamoli.

martedì 20 novembre
pomeriggio

il gioco della troupe per costruire una storia di cose perse ritrovate nei sogni
I nostri sogni sono fatti di oggetti, di suoni, di voci, di parole, di luoghi, di atmosfere, di personaggi,
di effetti magici, di luci, abiti e profumi… Ognuno di noi avrà il ruolo di configurare, costruire, inventare e portare un oggetto, un suono, una voce, parole, un luogo, un’atmosfera, un personaggio, un effetto magico, una luce, un abito…che sia il distillato delle diverse suggestioni ed elementi emersi dalla lettura dei 12 sogni. 12 cartelle e un gioco di ruoli. Ogni cartella un ruolo specifico: Il sognatore tecnico delle luci, il sognatore tecnico dei dialoghi, il sognatore tecnico degli effetti speciali, il sognatore tecnico del montaggio, il sognatore tecnico trova robe, il sognatore tecnico del suono, il sognatore tecnico delle location, il sognatore tecnico della fotografia, il sognatore tecnico dei sottotitoli, il sognatore tecnico del casting, il sognatore tecnico costumista. Ognuno sceglie un ruolo. Mentre a turno ogni componente del gruppo legge il proprio sogno dal diario che contiene i sogni di tutti, gli altri appuntano nelle schede le suggestioni riferite al proprio ruolo cercando di pensare all’elaborazione di un elemento (riferito al ruolo) che possa contenere in sé il distillato dei sogni di tutti da portare per il prossimo incontro e da fare interagire con gli elementi elaborati dagli altri in un piccolo set. L’idea non è quella di realizzare un cortometraggio ma di arrivare a mettere insieme gli elementi dei sogni sotto forma di suggestioni luminose, sonore, visive, oggettuali da poter far interagire per realizzare una sorta di sogno condiviso, un sogno che contenga le atmosfere, le immagini, le suggestioni sonore e luminose, i personaggi dei sogni di tutti. Saranno 12 contributi per un sogno nuovo, per un sogno che contiene tracce dei nostri sogni
passate attraverso il filtro della nostra creatività,12 contributi per una storia di cose perse ritrovate
nei sogni di tutti ed elaborate attraverso i ruoli che ci siamo dati.

martedì 27 novembre
pomeriggio

I contributi per la costruzione della storia di cose perse ritrovate nei sogni

I contributi che ciascuno di noi a secondo del proprio ruolo ha portato e che saranno raccolti nell’album dei contributi affiancati alle motivazioni per le quali sono stati inventati, pensati, portati, saranno essi stessi il sentimento delle cose perse ritrovate nei sogni, perché nella loro forma, nel loro colore, nella loro sostanza abitano concentrati tutti i nostri sogni.

martedì 4 dicembre
pomeriggio

Dall album dei contributi al set organizzato dalla troupe della storia di cose perse ritrovate nei sogni

I 12 contributi portati: un oggetto, un suono, una voce, parole e dialoghi, un luogo, un atmosfera,
un personaggio, un effetto magico, una luce, un abito, un profumo passati attraverso il filtro della nostra creatività che è stata capace di condensare sentimenti ed atmosfere in un elemento, vengono appoggiati ad uno ad uno sopra il contributo portato da Fabio (il sognatore tecnico trova robe): una superficie bianca diventata setaccio sul quale sono rimasti impigliati oggetti e segni catturati tra gli oggetti e le cose dei nostri sogni: il posacenere e le sigarette del sogno di Paolo, la testiera di pianoforte del sogno di Anna, le rosette che piovono dal cielo del sogno di Giulia…
Giulia inizia ad appoggiare i suoi contributi: la bambola col gatto in braccio, frammento del mio sogno e del sogno di Enrico, la tazzina bianca da caffè e il cono gelato che fa bolle di sapone ritrovati nel sogno bianco di Fabio. Dopo aver appoggiato i suoi contributi Giulia inizia a fare bolle di sapone sopra la superficie bianca. E’ il turno di Anna (la sognatrice addetta alla ricerca dei luoghi) che appoggia alcune foto che ritraggono spazi e ambienti in cui sono condensati i luoghi dei sogni di tutti: la stradina di paese, la foto del villaggio bianco, la foresta nebbiosa. Enrico dopo Anna fa rotolare la sua arancia imbalsamata con chiodi di garofano e il profumo delle spezie ritrovate nel sogno di Giona e in quello di Francesca, una piccola foto di un gatto siamese è il suo secondo contributo protagonista del suo e del mio sogno. Un momento di pausa è stato necessario per fare in modo che Matteo (il sognatore incaricato di cercare un suono distillato dei sogni di tutti) accendesse il suo computer e lasciasse uscire un suono. Una melodia fatta di tracce sonore
ispirate ai nostri sogni amalgamate da lui stesso ha contribuito ad alimentare l’atmosfera di sospensione che stava nascendo e mentre il suono andava, Giona (il sognatore incaricato di trovare un effetto speciale che contenesse in se il condensato degli effetti speciali dei nostri sogni) ha iniziato a soffiare polvere di borotalco sopra agli oggetti e tutto si è iniziato a ricoprire di bianco. Il borotalco si mescolava al profumo di chiodi di garofano e di arancia, le bolle di sapone scoppiavano sopra le foto dei luoghi, dei personaggi e degli oggetti. E’ il turno di Francesca che appoggia la sua bambola- contributo: ha le trecce bionde come nel sogno di Filippo, un paio di guanti bianchi come nel sogno di Fabio e rimane ferma, con gli occhi chiusi, in attesa di una storia, di una parola, di un richiamo. Subito i suoi occhi e le sue guance si velano di bianco. Il contributo di Paolo P sono parole, piccoli dialoghi immaginari tra alcuni personaggi scelti nei nostri sogni; un velo di ironia cala sopra il piccolo set con il contributo di Paolo B (il sognatore tecnico dei sottotitoli): “mi hai conosciuto che ero un fiore, ora mi sento una cicca spenta. Voglio sparire”. Le loro voci si sono amalgamate al suono che continuava ad andare, alle bolle di sapone che continuavano ad infrangersi sul set, alla polvere che continuava a ricoprire di un leggero strato bianco le cose, alle luci colorate che si spegnevano e si accendevano…

una mail scritta di notte ai sognatori per ricordare…
E in una sorta di standby come raccontava Paolo B nel suo sogno, siamo rimasti, Dopo che è
calata la nebbia bianca ed ha ricoperto le piccole tracce dei nostri sogni come una patina soffice
accoccolata sopra bambole, tasti, farfalle, gelati, parole e rose, guanti e profumi, suoni e tracce di sirene, boschi e luci colorate. Una sorta di standby dove tutto il meraviglioso, tutto il possibile sarebbe potuto accadere… Una sorta di standby dal quale altre storie, altre narrazioni, altri segreti e magie possono nascere nelle nostre menti, nelle nostre notti.
La città dei sogni è rimasta incantata, ferma, fissa, davanti ai nostri occhi, i suoi abitanti, gli oggetti, i villaggi, gli odori, le cose che contiene sono fisse, immobili, stanno aspettando… stanno aspettando una formula magica che li liberi da questo incantesimo, dal sonno, dal fermo immagine in cui sono rimasti… E le formule magiche possibili le custodiamo noi, le conserviamo noi, abbiamo noi la chiavetta per aprire le porte alle storie; nelle nostre mani i fili invisibili per continuare a giocare. Ma non è necessario farlo subito ci sono storie e legami che devono rimanere nascosti, cose preziose che hanno bisogno di tempo per emergere. Quanti legami in questa città patinata di bianco da svelare? Quante direzioni da seguire? Quante coincidenze tra le cose della mente? Tante quante le possibilità che abbiamo di incontrarci, di scambiarci significati, di costruire legami, di attivare reciproci entusiasmi, di condividere emozioni, di arrivare a capire che solo da una band, in cui ciascun solista contribuisce con la sua direzione di senso ad arricchire un’ esperienza, può nascere un mondo possibile. Nel gruppo ognuno è diverso e attraverso la sua diversità dona qualcosa di fondante per dare struttura ad un’opera, per dare corpo, per dare ricchezza di significato alle cose. Per mettere in piedi una moltitudine, cioè un gruppo di persone in cui ciascuno con la propria diversità e il proprio carisma diventa dono importante ed unico ai fini della realizzazione di qualsiasi cosa: un ideale, un opera artistica, un concetto, una storia, un sogno.., non è facile, c’è bisogno che ogni elemento di questo gruppo si renda conto che da soli non si può arrivare al meraviglioso, perché nessuno è depositario di tutte le verità, di tutte le competenze, di tutte le doti artistiche e poetiche, e accetti l’altro come portatore di un mondo diverso, affascinante a volte misterioso, insolito, a volte indecifrabile, ma unico, unico e irripetibile. Noi ci siamo riusciti,
ieri c’era armonia tra di noi e c’era armonia tra le cose preziose portate; c’era armonia nei
movimenti, nei contributi, nel divertimento vissuto a pieno da tutti. Questo è bello, bello e non scontato. Talmente bello che quando abbiamo dovuto smontare la nostra città dei sogni, la nostra nuova geografia onirica, ho avvertito una fitta al cuore… non so se così è stato anche per voi? Quell’ immagine, malgrado ciò è un marchio stampato sulla mia pelle difficile da rimuovere. I vostri nomi sono stampati sulla mia pelle, ma questa è un’altra storia e verrà raccontata un’altra volta diceva qualcuno… Siamo arrivati alla fine di un viaggio che ci ha visti fragili navigatori tra le acque del mare di un’esperienza, un’esperienza piccola, piccola ma travolgente. Ci sarebbero bambole da svegliare e far vagare per gli spazi di una città, ci sarebbero immagini da spolverare, percorsi da studiare, storie da narrare ed ascoltare, cose bianche da disseppellire, suoni da allacciare a
parole… ma tutto si è incantato… tutto è in standby… e pertanto tutto è possibile che possa accadere. Tutto il meraviglioso sotto la nebbia si muove piano, il movimento è quasi impercettibile
una specie di magico magma, invisibile agli occhi ma percepibile nel nostro sentire.
Mi piace pensare che l’arte non abbia un fine, che l’arte sia una sorta di mondo possibile dentro le nostre menti, che non abbia fini e scopi, che non abbia un pubblico che possa permettersi di comprarla e un pubblico che non se la può permettere; l’arte è di tutti, di tutti coloro che vivono il sensibile, che detestano le leggi che ingabbiano i sentimenti, che vivono il possibile… che vivono in una sorta di standby.

tavola riassuntiva delle fasi del processo

Alessandra Baldoni

“Discorso all’ ufficio oggetti smarriti”

Finalità del progetto, ovvero l’àncora d’un corrimano.

Attraverso la pratica della parola poetica vorrei, tornare nei luoghi fisici ed emotivi della memoria, percorrere le stanze del ricordo, trovare le chiavi giuste per aprire serrature dell’anima ed entrare in spazi dimenticati o allontanati, smarriti o trascurati. Percorrere gli scantinati del cuore ed esercitarsi all’ascolto, al movimento verso l’interno di contro ad un’esistenza che ci spinge all’esterno e all’accumulo di cose, pulire lo sguardo dal sovraffollamento delle immagini per portarlo alla pagina bianca, per muoverlo al recupero della parola sommessa, dello stato d’animo lasciato indietro, dell’esperienza stra-ordinaria, della fotografia scelta perché ha un posto nel personalissimo album dei sentimenti.
“Discorso all’ufficio oggetti smarriti” è un discorso fatto con una parola altra che non ha nulla a che vedere con la parola-oggetto che utilizziamo quotidianamente – parola che si consuma rapidamente, che afferra e getta le cose, che spesso serve a possedere e che velocemente si annienta e svuota – ma è una parola che evoca e carezza, che rispetta il mistero di ciò che sfiora:
è intera, integra, scelta e pronunciata nel silenzio, è una parola “personale” il cui etimo ha radici nell’esperienza emotiva del singolo e ne ribadisce la differenza e unicità. La poesia è l’àncora del corrimano, è la possibilità di essere altrimenti, di nominare in modo creativo il mondo. La parola poetica è parola che narra, che dà senso all’accadere, che fa di un insieme di fatti ed episodi casuali una storia intima e soggettiva.

Alessandra Baldoni Zoe Balmas, Cristina Ippoliti, Francesco Piccolo, Andreea Tepes Billa, Martina Tribioli, Giuseppe Velocci, Matteo Vinti, Carla Vitale, Alessandra Baldoni

martedì 13 novembre
pomeriggio

il setaccio

Il setaccio è uno strumento che serve per pulire e cercare, per scartare ciò che non serve. La parola sarà il setaccio per immergersi nelle acque scomposte e scure dell’esistenza e trovare piccoli frammenti d’oro. Attraverso letture e immagini gli studenti saranno stimolati a camminare all’indietro nella memoria fino a fermarsi in una stanza particolarmente significati per restarvi, per ritrovare qualcosa del loro vissuto che era stato messo da parte e cercare un modo per narrarlo a se stessi e a gli altri. In questo senso, l’oggetto prezioso che ho chiesto loro di scegliere, è stato la porta da aprire per tornare indietro nella memoria, tornare dentro il cuore, attraversare gli anni e scegliere una storia, la piccola pepita d’oro da mostrare al gruppo. Il mio dono ai ragazzi: “il set per giovani scrittori”- composizione: carta da pacchi da scartare, un diario da riempire, penne per scrivere. Ora siamo pronti per partire.

martedì 20 novembre
pomeriggio

l’ ospite

“L’ospite” è qualcuno che ha abitato in noi, è colui che ha preso dimora nel nostro cuore. “L’ospite” è entrato nelle nostre stanze, ha lasciato segni e cose. La terza lezione vuole lavorare sul concetto di assenza e mancanza riferito ad un sentimento provato, a qualcosa che affettivamente ha peso, un peso non misurabile ma rintracciabile in tracce, in cose che sopravvivono alla persistenza di uno stato e che restano lì a parlarci.
E che spesso ci portano dentro quelle stanze ora disabitate. Le cose chiamano e dare loro un posto è rispondere, salvarle dalla dimenticanza senza rimanerne prigionieri. Scrivere sull’ospite è raccontare la parte debole, è aprire feritoie sul cuore. Ma è “dare giusta forma”, è scrivere d’amore. Ho chiesto ai ragazzi di portarmi un “reperto”d’amore dentro le bustine salva-cose-sentimentali che l’ufficio oggetti smarriti aveva loro debitamente consegnato e di preparare una”love story play list”con dieci canzoni legate in qualche modo all’amore.

martedì 27 novembre pomeriggio

La scatola delle storie
Dall’archivio dell’ufficio oggetti smarriti sono arrivate scatole contenenti oggetti misteriosi. Gli
studenti sono stati invitati a lavorare con questi oggetti, a determinarne un’immaginaria provenienza e appartenenza, a raccontare come e perché sono stati
perduti. Questo ha permesso loro di mettersi alla prova, di confrontarsi con l’imprevisto e di costruire una storia partendo da qualcosa di “estraneo”che va interpretato e cui va dato un senso.
All’inizio ho donato loro un mio libro di poesie, “Albergo” , dentro il quale hanno trovato scritto un “codice di casualità” composto da lettere e numeri. Ad ogni codice corrisponde una scatola. L’oggetto che è capitato loro è stato assolutamente casuale. In seguito ai ragazzi ho chiesto di scrivere sulla sensazione data da delle foto in bianco e nero fatte da me e li ho invitati a creare una storia a partire da un’immagine.
“Studiate ciò che avete “davanti al naso”. Se diciamo “geranio” anziché “fiore”, penetriamo
più a fondo in ciò che è qui ed ora. Più riusciamo ad avvicinarci a quello che abbiamo davanti
al naso, più gli permettiamo di insegnarci tutto quello che serve. -Vedete il mondo in un granello
di sabbia, e il paradiso in un fiore di campo-“.
Natalie Goldberg

martedì 4 dicembre
pomeriggio

l’album di famiglia
Nell’ultimo incontro ho chiesto ai ragazzi di portare una loro foto dal passato (prossimo o remoto purché li rappresentasse) e di spiegarmi perché l’hanno scelta, cosa mette in salvo quella specifica immagine, e di lavorare su di essa fino a costruire un album diario del gruppo che raccoglie il nostro percorso fatto di parole immagini ed oggetti. Alla fine sono nati piccoli racconti simili a barche di carta che galleggiano nel lago della memoria. Ma la lezione ha avuto inizio con una variazione. Ho donato loro bolle di sapone da fare fuori e siamo andati fino al Pantheon riempiendo il cielo di bolle di varie dimensioni. Poi, messi a cerchio sotto il cerchio, abbiamo esercitato la parola come incantesimo. Prima di rientrare in classe abbiamo scritto seduti davanti al
Pantheon, ormai sappiamo che la parola ci appartiene a tal punto da poterla chiamare a raccolta in ogni luogo, tra la gente ed i rumori. Siamo in totale sintonia con noi stessi, tra la mano che scivola sul foglio ed il cuore non c’è più alcuna distanza né ostacolo.
“Sapere che si può scrivere ovunque ci dà un senso di grande autonomia e sicurezza. Se
vogliamo scrivere, alla fine troveremo in tutte le maniere l’opportunità di farlo”.
Natalie Goldberg

Tavola riassuntiva con le fasi del processo

Mariana Ferratto

“Il museo delle cose perse”

Finalità del progetto.

Durante il workshop, si percorreranno varie strade nel tentativo di indagare, da differenti punti di vista, l’oggetto che ogni componente del gruppo porterà in base ad una sua scelta emotiva e che lo accompagnerà durante tutto il laboratorio. Attraverso il ricordo, le sensazioni tattili, uditive e visive che l’oggetto evoca si cercherà di costruire, tramite elaborazioni audio e video, delle brevi narrazioni o semplici suggestioni che saranno il distillato del lavoro sulla memoria, degli scambi e delle sinergie che si creeranno durante gli incontri.

Mariana Ferratto – Marcello Cannarsa, Edgar Foti, Barbara Garzia, Istar
Karamemet, Mauro Mancina, Pamela Marziale, Marco Napoli, Matteo Rapisarda Silvia Venditti,

martedì 13 novembre
pomeriggio

C’era una volta
Ognuno di noi possiede ora un oggetto, sottratto alla dimenticanza. Presentiamo l’oggetto che ciascuno di noi ha scelto, attraverso un racconto, senza mostrarlo agli altri. Descriviamone le caratteristiche salienti, i ricordi che questo ci evoca, le sensazioni che si provano riferite a questi ricordi. Motiviamo il perché della nostra scelta. Mentre a turno ognuno racconta il proprio oggetto, gli altri, appuntano con parole, schizzi, frasi e colori gli elementi e le suggestioni che li colpiscono di più e in cui più si riconoscono. Doniamo i nostri appunti a chi ha raccontato la storia perché porti con se questo materiale intriso di suggestioni altrui riferite al proprio “oggetto del ricordo”. Ognuno quindi avrà un oggetto segreto di cui ha raccontato la storia e altro materiale fatto di stimoli che gli altri hanno avuto e prodotto rispetto al racconto fatto. Questo materiale, che ciascuno possiederà,
pensiamolo come un dono fattoci da chi ci ha ascoltato e dal quale trarre spunti possibili per
l’elaborazione del progetto finale. Abbiamo così tanti ricordi e molte suggestioni riferite ai nostri oggetti. Alcune suggestioni riguardano l’infanzia, altre l’amore, altre ancora il viaggiare, luoghi e spazi rimasti nella memoria. Racconto, ascolto e condivisione delle emozioni legate agli oggetti scelti, ingresso nel mondo affettivo dell’altro, scambio di opinioni e vissuti. “Ma davvero ?” “Non me lo avevi mai detto?” A vote basta parlare di piccole cose per potersi conoscere meglio, per entrare all’interno di spazi emozionali che l’altro custodisce.

martedì 20 novembre
pomeriggio

Abbiamo ora tanto materiale, visivo e sonoro strettamente legato al proprio “oggetto del ricordo”, materiale capace di suggerirlo, di narrarlo, di evocarlo, materiale che racconta il nostro “oggetto del ricordo” sia dal nostro punto di vista (con il nostro coinvolgimento diretto) sia dal punto di vista di chi ci ha ascoltato mentre lo narravamo (schizzi appunti e riflessioni che il racconto dell’oggetto ha suggerito). Ognuno di noi presenta ora tutto il materiale raccolto (sia il materiale portato, che il materiale prodotto dagli altri durante l’ascolto del racconto e poi donato al proprietario dell’ “oggetto ricordo”). Riempiamo la stanza di voci, interviste, musiche, suoni, immagini appartenenti alle memorie degli oggetti. Qualcuno, insieme al materiale audio visivo, sceglie di portare l’oggetto e quindi di svelarne la fisicità agli altri, qualcun altro decide di non presentare l’oggetto ma di evocarlo soltanto attraverso suoni parole e rumori.
Per esempio: Marcello ha con sé tanti fogli di carta pieni di segni. I segni fatti da lui con la sua matita (l’oggetto del ricordo scelto), sono accompagnati da un insieme di suoni riferiti a quei segni. L’oggetto del ricordo (matita) è assente. Per Marcello quei suoni e quei segni significano molto di più dell’oggetto in sé. Istar ci fa ascoltare un’intervista fatta a suo padre (in lingua turca) ed un’altra fatta alla sorella (in una lingua insolita, un misto tra l’italiano e il turco). Durante le due conversazioni si mescolano frasi tipo: “Come stai?” “Che tempo fa?” a discorsi legati all’oggetto del ricordo da lei preso in analisi. Anche in questo caso, l’oggetto non viene mostrato agli altri e le conversazioni finiscono con Istar che canta una ninna nanna. C’è chi invece ha con sé la scatola ritrovata tra le vecchie cianfrusaglie con l’oggetto del ricordo logorato dal tempo, abbandonato da anni a causa di una delusione d’amore. Osserviamo e analizziamo ora alcune opere di artisti che hanno lavorato sul concetto della memoria.

martedì 27 novembre pomeriggio

Lo story board
Diamo adesso un titolo ad ogni ricordo e a tutto il materiale portato per narrarlo ancora una volta. Scriviamo su dei post-it i diversi titoli scelti ed attacchiamoli alla lavagna per poter fare delle riflessioni rispetto alle analogie e alle differenze tra di essi. Stabiliamo, dopo un’attenta analisi tre categorie di appartenenza: 1) la categoria della passione; 2) la categoria del luogo e del viaggio; 3)
la categoria della memoria dell’infanzia.

Dividiamoci in tre gruppi di lavoro:
1) Il gruppo di lavoro che si concentrerà sul tema del ricordo di una passione (composto da:
Marcello, Silvia e Pamela).
2) Il gruppo di lavoro che si concentrerà sul tema del ricordo legato ad un luogo o ad un viaggio
(composto da Istar, Barbara e Mauro).
3) Il gruppo di lavoro che si concentrerà sul tema del ricordo d’infanzia (composto da Edgar,
Matteo e Marco).
Ogni gruppo ha una lunga striscia bianca e alcuni di quei post-it dove prima abbiamo scritto i titoli e le suggestioni audio e video dei nostri “oggetti del ricordo” riferiti alla categoria stabilita. Ogni gruppo lavora al proprio materiale affiancando i piccoli post-it con i contenuti riferiti alla propria categoria, cercando di combinare i singoli riferimenti secondo analogie, differenze, somiglianze e compatibilità. Una specie di gioco, un puzzle fatto di frammenti di suoni immagini e parole evocanti le suggestioni portate, per ogni gruppo di lavoro. Ogni gruppo delinea, condividendo le scelte, un criterio per assemblare il materiale. Le 3 strisce di carta bianca si trasformano lentamente in lunghe timeline, ad ogni timeline corrisponde una differente scelta e un differente criterio di montaggio.

martedì 4 dicembre
pomeriggio

I tre video
Acquisiamo ora il materiale audio e video portato e iniziamo a studiare un possibile montaggio tenendo conto dello studio fatto sulla timeline di carta. Ogni gruppo rispetto alla propria categoria porta avanti il lavoro seguendo il criterio di montaggio più convincente, si va avanti per ore tentando di avvicinarsi ad un prodotto coincidente il più possibile con le sensazioni, impressioni e sentimenti legate, attraverso il filo dell’oggetto del ricordo, al nostro passato e al passato e alla memoria degli altri oramai diventata memoria condivisa. Lo sforzo è quello di costruire piccole narrazioni non appartenenti più ad ogni singolo ma ad una collettività. Tre percorsi quindi da seguire, tre ritmi di montaggio diversi, tre piccole storie dove l’oggetto del ricordo di ognuno si amalgama all’oggetto del ricordo dell’altro per diventare storia di un ricordo condiviso da tutti. Per esempio nel ricordo di una passione il gruppo individua e schematizza attraverso un diagramma le possibili fasi che si susseguono durante il bruciare di una passione; Riflessione utile da tenere in considerazione nel montaggio: “lo schema che si ripete sempre identico a se stesso ogni volta che ci si imbatte in una nuova esperienza passionale (comportamenti, emotività in gioco) mantiene la memoria dell’esperienza passata ed è molto simile allo schema della filastrocca “Un bastimento carico di… ” ha lo stesso ritmo e la stessa ripetitività”, infatti, in questo gioco, ogni giocatore deve ripetere tutto l’elenco degli elementi nominati dagli altri giocatori aggiungendone uno in più che gli altri a loro volta dovranno ricordare. Il video viene montato tenendo in considerazione queste riflessioni. Si individuano le fasi tipiche vissute durante il bruciare di una passione si ripetono le scene passate ogni volta che si parte con un montaggio di una nuova sequenza di immagini da aggiungere alla precedente come nel gioco “Un bastimento carico di…”, così le diverse fasi dei ricordi si intrecciano oscillando tra il ludico e l’ossessivo. Occorre tempo per arrivare ad un elaborato che convinca tutti i componenti dei tre gruppi, i video che nasceranno saranno l’esito di un continuo scambio di riflessioni e opinioni condivise rispetto ai tre temi dell’ “oggetto del
ricordo” indagati.

Tavola riassuntiva con le fasi del processo

LE FOTO DELLA MOSTRA

all’ ingresso un diario fotografico dei tre workshop artistici di Ribes Sappa

STANZA N° 1 “Una storia di cose perse ritrovate nei sogni”

l’installazione

uno dei 12 diari dei sogni

lettrice di diari dei sogni

lettori di diari dei sogni

il diario che contiene i sogni di tutti

il gioco della troupe per costruire una storia di cose perse ritrovate nei sogni

guanti bianchi

i singoli contributi

l’album dei contributi

il set

il backstage

il set e l’installazione

la storia di cose perse ritrovate nei sogni video

STANZA N° 2 “Discorso all’ufficio oggetti smarriti”

particolare dell’installazione

l’instalazione

i 9 diari

il diario di Andreea

il diario di Francesco

oggetti arrivati all’uffcio oggetti smarriti

la scatola delle storie “il rosconiglio”

le scatole delle storie

la scatola delle storie “Iattarana”

STANZA N° 3 “Il museo delle cose perse”

l’installazione

“il ricordo di un viaggio” video 1

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