“CaSse di Risonanza” 2017

7 aprile 2017 Acquasanta Terme 10.00 – 19.00

WORKSHOP con gli studenti di fondamenti della progettazione architettonica I anno, Scuola di Architettura e Design E. Vittoria, Università di Camerino, sede di Ascoli Piceno

CASsE DI RISONANZA

un’azione itinerante insieme agli studenti  e con gli abitanti alla scoperta delle risorse del territorio di Acquasanta

un progetto a cura di Maria Chiara Calvani

con la collaborazione di Giuseppe Parlamenti e Francesco Amici

“Sabato 15 ottobre 2016 Francesco Amici, operatore turistico e culturale del Comune di Acqua Santa Terme, mi ha accompagnato in un sopralluogo per il paese mostrandomi i danni agli edifici causati dalle scosse di terremoto che a partire dal 24 agosto non si sono mai fermate. Alla parete dell’androne di una palazzina ho notato tra le crepe un disegno. Ho scattato una foto perché la forma mi rimandava a qualcosa. Quel disegno, generato dalle fessurazioni, è perfettamente sovrapponibile alla mappa geografica del territorio colpito dal sisma. Se dalle crepe di questa mappa potesse uscire un suono, sarebbe il suono della vita delle genti che in un passato recente vivevano e lavoravano in questi territori, e poi, l’eco dei passi per uscire da quei luoghi per andare verso un’altra vita, quella vita moderna che prometteva ricchezze e benessere, l’eco di un abbandono”.

Ma come si viveva in quei paesi? Quali le strade dei lavori di quel passato? Quali i corpi e le genti? Quali i loro canti e le loro narrazioni?

Il giorno 7 aprile dalle 10 alle 19.00 gli studenti del corso di progettazione architettonica 1° anno insieme ad alcuni abitanti di Acquasanta intraprenderanno una passeggiata alla scoperta delle risorse del territorio. Si esploreranno per un’intera giornata questi luoghi ricostruendo i tracciati di quei lavori che rendevano vivo il territorio. Si Ipotizzeranno, a partire dall’ascolto di come un tempo le risorse generavano lavoro, nuove forme di economia in grado di riportare la vita e ricreare nuove comunità. I narratori saranno le persone che in questo territorio ci hanno vissuto e lavorato da sempre: Francesco Amici, Giuseppe Parlamenti, Giovanni Alesi, Pietro Tancredi.

Durante tutta la giornata verrà proiettato il video “The retrieval of a land” “Il richiamo di una terra” di Maria Chiara Calvani con la partecipazione degli abitanti del territorio colpito dal sisma.

Per partecipare alla passeggiata o ricevere informazioni  telefonare al numero: 3492678091

Testo

Una sensazione di impotenza si manifesta dentro di me nel momento in cui mi trovo a riflettere sulla possibilità di scrivere un progetto sul tema del terremoto da sviluppare con un gruppo di studenti del 1° anno dell’università di Architettura di Ascoli Piceno. Alla luce dei ripetuti ed inarrestabili eventi sismici cha dalla fine di agosto si stanno succedendo e del bombardamento mediatico di immagini che non nascondono il dramma vissuto da popolazioni di interi villaggi completamente distrutti, non si può negare un senso di frustrazione che talvolta impedisce l’azione propositiva nei confronti di quelle genti colpite e stremate dagli ultimi eventi drammatici. Per superare questa sensazione occorre pensare ad una risposta “debole” ma non superflua. Una risposta che possa nel tempo generare fiducia nelle persone che ancora abitano in questi luoghi con i loro traumi, con le loro perdite. Luoghi che costituiscono un patrimonio naturale e storico prezioso. Una risposta che possa far parte di una rete di altre risposte che possono nascere dai cittadini singoli e dalle istituzioni e che si ponga come uno dei tanti modi possibili per riattivare i legami tra le persone e il territorio, legami spesso spezzati da ragioni diverse.

 

Sabato 15 ottobre 2016 Francesco Amici, operatore turistico e culturale del Comune di Acqua Santa Terme, mi ha accompagnato in un sopralluogo per il paese mostrandomi i danni agli edifici causati dalle scosse di terremoto che a partire dal 24 agosto non si sono mai fermate. Alla parete dell’androne di una palazzina ho notato tra le crepe un disegno. Ho scattato una foto perché la forma mi rimandava a qualcosa. Quel disegno, generato dalle fessurazioni, è perfettamente sovrapponibile alla mappa geografica del territorio colpito dal sisma. Ho aperto quella foto sul mio pc e con un programma di grafica ho inserito i nomi dei paesi lungo i tracciati delle crepe. Sulla crepa corrispondente alla via salaria e al tracciato naturale del fiume Tronto, ho posizionato Accumuli, Pescara del Tronto, Arquata, Quintodecimo e Acquasanta Terme. Sulle crepe che corrispondono alle due strade statali che partono dalla consolare Salaria e si dirigono l’una a sud l’altra a nord ho inserito Amatrice, Norcia Castelluccio e Castel Santangelo.

Se dalle crepe di questa mappa potesse uscire un suono, sarebbe il suono della vita delle genti che in un passato recente vivevano e lavoravano in questi territori, e poi, l’eco dei passi per uscire da quei luoghi per andare verso un’altra vita, quella vita moderna che prometteva ricchezze e benessere, l’eco di un abbandono.

 

Ma come si viveva in quei paesi? Quali le strade dei lavori di quel passato prossimo? Quali i corpi e le genti? Quali i loro canti e le loro narrazioni? Sostituire il rumore sordo e stridulo del terremoto negli abitanti e nelle terre, con un canto. Il canto di una vita perduta. Una doppia perdita: la vita che c’era e non c’è più e la perdita dovuta al sisma di ciò che di più fragile era rimasto. Riabitare questi luoghi ricostruendo i tracciati di quei lavori che rendevano vivo il territorio. Ipotizzare, a partire dall’ascolto di come un tempo le risorse generavano lavoro, nuove forme di economia in grado di riportare la vita e ricreare nuove comunità.

 “IL TERREMOTO DELL’ABBANDONO”. Ci sono luoghi in Italia, in cui il tempo sarebbe rimasto incantato se non ci fossero state forze esogene guidate da interessi estranei ai luoghi stessi a trascinarli nel baratro di forme di economia completamente disfunzionali ad essi, alle loro genti, alla loro natura, alla loro architettura. Ritornare a far rivivere quel tempo incantato potrebbe essere un interessante compito che le generazioni future potranno avere nei confronti di questi luoghi. Luoghi fragili, bisognosi di cura, di nuove forme di vita più attente a quei pezzi di natura, paesaggio e architettura, che sono l’immagine più schietta del nostro “paese”.

Attraverso delle indagini sul campo con gruppi di studenti del primo anno di Progettazione Architettonica e con la partecipazione di abitanti depositari di saperi legati alle forme di lavoro strettamente connesse alle risorse del territorio, si cercherà di andare a recuperare narrazioni legate alla vita lavorativa passata. Questa indagine verrà affrontata da diversi punti di vista. Quello che si intende cercare andando ad intervistare gli abitanti saranno storie di vita legate al lavoro. Saranno gesti legati ai diversi lavori, saranno canti di lavoro e musiche. Il sommerso che si cercherà di portare alla luce con l’aiuto degli abitanti aiuterà gli studenti a conoscere i luoghi del lavoro e le risorse del luogo e ad ipotizzare forme alternative di economia legate ad esso, alla luce di una visione contemporanea del progetto che fa tesoro di una cultura antica ancora presente.

Prima fase del progetto

Ricerca sul campo: Prima del workshop verrà fatta un’indagine sul campo (con l’aiuto di studenti del quinto anno o di ricercatori e interessati) per incontrare le persone depositarie di ricordi legati alle forme di lavoro che generavano le economie locali del paese e del territorio. Quanto ritrovato sarà funzionale allo sviluppo della seconda fase del progetto

Seconda fase del progetto: Il WORKSHOP

Il workshop si dividerà in due parti.

1° parte:

7 aprile – 1 giornata (6 ore)

-Visione del “Ci ragiono e canto” di D. Fo, all’interno di una sala messa a disposizione dal Comune di Acquasanta con la partecipazione degli studenti e degli abitanti interessati. Questa visione sarà utile per stimolare gli abitanti al ricordo di esperienze legate ai lavori passati vissute.

Esplorazione e ascolto. Alcuni abitanti di Acquasanta Terme accompagneranno gli studenti nei luoghi del lavoro che attivavano l’economia del territorio – terme, miniere, cave di travertino, castagneti, pascoli e vigneti – e racconteranno la storia di quei luoghi e le economie locali che ne derivavano. Gli studenti documenteranno i racconti ed i luoghi che visiteranno attraverso appunti e materiali audiovisivi. Il gruppo di studenti camminerà per le strade del paese con un dispositivo mobile che servirà a raccogliere degli spunti (oggetti, documenti fotografici, materiali) utili a stimolare i ricordi dell’esperienza narrata. Si chiederà agli abitanti di mostrare agli studenti delle fotografie che documentano i luoghi del lavoro (foto delle vecchie cave di travertino e dei lavoratori, dei macchinari, documenti che testimoniano i processi di estrazione e produzione) e se esistevano dei canti di lavoro.

2° parte:

14 aprile (12 ore)

Elaborazione dei contenuti ed ipotesi progettuali.

Gli studenti verranno divisi in gruppi. Ogni gruppo lavorerà su un tema: Le strade del lavoro, i luoghi del lavoro, i canti del lavoro (performance degli studenti). I gruppi saranno disseminati per le strade del paese in modo che gli abitanti interessati possano lasciarsi coinvolgere e partecipare. Verranno appesi alle pareti degli edifici dei fogli bianchi sui quali scrivere e disegnare i contenuti che emergeranno dal confronto tra gli studenti e gli abitanti e le elaborazioni di nuove idee e ipotesi che emergeranno.

 

first day workshop, Faculty of Architecture and design, (AP) 


second day workshop

Third day workshop

 

La storia delle culture è una storia di azioni che le genti hanno svolto e praticato per portare a compimento il lavoro. Alle azioni si accompagnavano i gesti che a seconda dei diversi tipi di lavoro raccontavano i sentimenti del popolo. Gesto: Movimento del braccio, della mano, del capo con cui si esprime tacitamente un pensiero, un sentimento, un desiderio, talora anche involontariamente o si accompagna la parola per renderla più espressiva.

 

Dario Fo, in “Ci ragiono e canto” ha raccontato la storia del lavoro e della vita quotidiana delle generazioni che ci hanno preceduto. Generazioni che per secoli hanno svolto lavori connessi ad un’economia e ad un ciclo vitale contadino incentrati sulla coltivazione (risorse agricole) estrazione (risorse minerarie), allevamento (pascoli) volte al soddisfacimento delle esigenze primarie: nutrimento, riparo. Tutto il corpo dell’uomo, dall’alba al tramonto era coinvolto nelle azioni, prevalentemente fisiche, del lavoro. Le ore del giorno scandivano i ritmi lavorativi e spesso, i movimenti richiamavano i gesti di fatica, di stanchezza, di soddisfazione del lavoro quotidiano ed al gesto si accompagnava il canto. Il canto durante il lavoro, il canto delle festa dopo il raccolto, il canto per celebrare l’avvento delle nuove stagioni. La voce, legata al gesto e alla parola descriveva lo sforzo, la fatica, le vicende quotidiane. Il suono ritmico accompagnava il corpo durante il lavoro. Si cantava per alleviare le fatiche, ma anche per costruire insieme un’identità della comunità, per descrivere attraverso la parola i sentimenti di quella comunità, per esorcizzare le paure, per superare un lutto, una sofferenza che erano presenti e visibili a tutta la comunità; per sancire un momento di passaggio, una nascita, una morte, un’unione. Il canto, legava le persone di un paese ed era caratterizzato da un timbro diverso da zona a zona, da area agricola ad area agricola con sfumature dialettali diversissime.

Con l’avvento della realtà industriale, quelle genti, che per millenni avevano svolto le stesse azioni, si trovano di fronte una realtà completamente diversa. Il popolo contadino si trasforma in popolo operaio. Cambiano i tempi, cambiano i ritmi della quotidianità. Ci si trova a lavorare in fabbrica, ad eseguire degli ordini, si struttura una gerarchia. Gli operai salariati, sono spesso sfruttati, spesso si trovano a lavorare in condizioni non sane, senza avere alcun diritto. Devono lottare per acquisire diritti e nascono così le prime forme sindacali dei lavoratori (le mondine) (le filandere). E’ in questa realtà che nascono i canti di lotta.

Mentre la realtà del lavoro contadino era organizzata attraverso delle attività che generavano delle relazioni di prossimità tra le abitazioni, gli abitanti, i lavoratori e ciascuno aveva il proprio ruolo; con il lavoro operaio questi legami umani si indeboliscono si lacerano, e quanto avviene segna profondamente il modo con cui le persone erano abituate a relazionarsi. Se non si vive insieme, se non si trovano forme di organizzazione comunitarie per svolgere il lavoro, anche le relazioni tra individuo ed individuo cambiano. L’operaio è spesso portato a raggiungere la fabbrica che spesso si trova lontano dal villaggio in cui abita. La fabbrica è collocata spesso in luoghi facilmente raggiungibili dalle vie di comunicazione che stanno nascendo per favorire gli scambi commerciali, gli spostamenti ed il trasporto delle merci altrove. L’economia diventa complessa. Non si parla più di un’economia locale.

 

 

 

 

 


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