Fall in love, installazione audio, 2011

Partiamo da una ipotesi:

Che lo stato dell’innamoramento possa essere una condizione fortemente autoreferenziale.

Sappiamo come si manifesta: con la stessa intensità di un dolore o di un piacere fisico molto intenso con i relativi disturbi: nausea, inappetenza, alterazioni dello stato umorale, sovraeccitazione, visioni distorte della realtà, esperienze oniriche con un sovraccarico di contenuti simbolici; e che l’oggetto d’amore (l’amato) esista solamente nell’immaginario di chi fa esperienza di questo particolare stato psicofisico (che per ipotesi si manifesta ad un dato tempo, in un dato periodo della vita… abbastanza raramente… sarebbe da capire quali siano  le cause a partire dalle quali questo  tale stato si presenta…).

Lo stato dell’innamoramento  dunque come strano incantesimo che si autogenera all’interno di un organismo vivente in un dato periodo di tempo (determinato).

Siamo portati  a vedere l’altro come la causa di questo accadimento. Ne siamo sicuri?

Questo stato, di fatto,  proprio nel momento in cui diventa condiviso, termina; o, mano mano si attenua quando lo si condivide con un altro individuo che in quel determinato tempo è stato travolto dalla stessa condizione (autoreferenziale secondo questa ipotesi).

“In quale situazione assurda sei venuto a trovarti ! Innamorato di una ragazza che non esiste, e geloso di un ragazzo che è morto. Eppure questo amore è più reale di qualsiasi sentimento tu abbia mai provato. Però non ci sono vie d’uscita. Impossibile pensare di trovarne. Ti sei perso nel labirinto del tempo. Ma il problema è che il pensiero di uscirne non ti sfiora nemmeno. O sbaglio ?”

Conversazione tra Oshima e Tamura in  Kafka sulla spiaggia di Muratami Haruki

“Amare è così caro Tamura Kafka. Sei solo tu a provare quelle sensazioni così belle da togliere il fiato, e solo tu a vagare nelle tenebre più fitte. Tocca a te sostenere questo peso col tuo corpo e la tua anima”

Conversazione tra Oshima e Tamura in  Kafka sulla spiaggia di Muratami Haruki

Dunque:

a) l’innamoramento è uno stato che può essere vissuto soltanto unidirezionalemente da un individuo.

b) L’altro, la persona amata è invenzione di chi vive lo stato dell’innamoramento, come se si volesse giustificare una malattia (perché i sintomi sono intensi e ingestibili e non se ne conosce cura) trovando nell’altro la causa scatenante.

In altre parole l’altro non  è  che un pretesto per attribuire una logica a questa condizione poco gestibile in cui si viene a trovare l’individuo che ne è travolto.

c) Lo stato dell’innamoramento potrebbe essere una particolare condizione che si scatena come la fame, la sete, l’esigenza mistica in tutti gli individui in tempi diversi.

Considerando i punti a, b, c

è importante mettere a fuoco il concetto che vede lo stato dell’innamoramento come una condizione individuale ed autoreferenziale. Questo stato non può essere condiviso (se esiste lo stato di innamoramento tra due individui, lo stato di condivisione è illusione di entrambi i soggetti che in quel dato tempo si trovano a vivere la stessa condizione casualmente).

Da questo presupposto nasce il desiderio di riflettere su questa particolare alterazione psicofisica che investe il soggetto che si innamora.

Riflessione:

Proprio per fare un esperimento rispetto a quanto asserito, sarebbe interessante riflettere se è possibile innamorarsi di cose, di oggetti, di situazioni legate non a persone. Sarebbe interessante chiedere alle persone se nel corso della loro esperienza di vita hanno mai provato emozioni analoghe a quelle che si provano quando si vive lo stato dell’innamoramento per una persona, ma per una cosa, per un oggetto inanimato.

Un oggetto al quale si lega per esempio una passione senza sconfinare nel feticismo che è un’altra cosa. Ciò che interessa è il grado di intensità del sentimento e le azioni ed i comportamenti che ne conseguono.

Uno degli esempi (pur essendo un animale e non un oggetto) è la pecora Daysi della quale si innamora il medico Gene Wilder in “tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma che non avete osato chiedere” di W. Hallen: il pastore armeno confida al medico il suo amore per Daisy. Il medico la prende con sé per curarla ma poi se ne innamora anche lui e cerca di vivere tutte le esperienze che si vivono con un amante. La pecora Daisy diviene l’oggetto del suo amore. Sta nella condizione del protagonista la sua necessità di amare, e poco importa se dall’atra parte al posto di una persona c’è una pecora. Ma perché?

Ho posto una domanda a 6 persone:

“Esiste un oggetto, una cosa, un’immagine di cui sei innamorato o di cui sei stato innamorato a tal punto da avvertire dentro di te tutte le emozioni che provi quando ti innamori di una persona? Queste sensazioni sono per esempio: inappetenza, necessità di vedere a tutti i costi questa cosa o questa immagine o quest’oggetto, necessità di volerlo portare sempre con te, sensazioni di felicità estreme nel momento in cui lo  incontri o lo hai incontrato miste a nostalgia per il pensiero che non lo  potresti rivedere per molto tempo. Frustrazioni dovute all’impossibilità di poter manifestare appieno il tuo amore, frustrazioni dovute all’impossibilità di ricevere da questo oggetto altrettanto amore, passione, affetto. Conservi delle testimonianze di questo amore? Parole, lettere, foto di momenti vissuti insieme, ricordi di luoghi visitati insieme, luoghi in cui vi siete incontrati o vi davate appuntamento?

Ps: L’oggetto, o la cosa, o l’immagine di cui sei stato innamorato non devono avere nessun legame con persone alle quali sei stato legato affettivamente. In altre parole non deve essere un oggetto manifestazione di un ricordo o di un sentimento vissuto con una persona cara o a te donato da una persona cara. L’oggetto, o la cosa, o l’immagine devono essere entrati nella tua vita facendoti innamorare solo ed esclusivamente per la loro identità, per il loro carattere, per il loro modo di essere, per il loro modo di manifestare emozioni, per la loro forma, e per le capacità che hanno avuto di essere entrati nel tuo sentire”.

Paolo (Italia): docente di storia dell’arte e critica del design contemporaneo

Elena (Italia): studentessa di filosofia

Ana (Serbia): giovane artista

Stefania (Italia): musicista

Panajotis (Grecia): artista

Federica (Italia): storica dell’arte

Ogni partecipante coinvolto nel progetto mi ha raccontato la sua storia d’amore.

Ho registrato i 6 racconti ed ho raccolto le testimonianze di queste sei storie: tracce, immagini, fotografie, parole, frammenti di tempi vissuti insieme.

Ho raccolto le sei storie d’amore ed ho costruito un album che le contenesse.

* E’  stato interessante constatare (durante la raccolta dei sei racconti e durante il montaggio delle  sei storie all‘interno dell’album) l’affinità tra l’oggetto e il suo amante: le sei persone  svolgono professioni vicine al mondo della creatività e dell’arte (e già ai fini della ricerca questo è un dato non trascurabile proprio perchè la creatività è una condizione che può portare l’individuo a vivere molte esperienze della propria vita in modo autoreferenziale) e gli oggetti di cui mi hanno raccontato sono oggetti che hanno un profondo legame con questi specifici mondi. Gli oggetti sono: una matita, un violoncello, un pianoforte, tre larici, uno skateboard, la Trasfigurazione di Raffaello.  Oggetti-strumenti del  desiderio di esprimersi; alcuni di loro mentre raccontano dicono addirittura di essere quell’oggetto,  si identificano a tal punto da diventare quella cosa, quel luogo, quello strumento.

Quindi non un oggetto qualsiasi ma proprio quell’oggetto, capace di farmi esprimere, di raccontarmi, di tirare fuori un suono, un pensiero, un segno che dica chi sono che rappresenti il mio mondo.   L’oggetto è una estensione del mio essere e del mio sentire ed io mi innamoro perchè ciò che nasce dalla relazione tra me e quest’oggetto è qualcosa che parla di me, dice di me, mi rappresenta. Innamorarsi di quello che si è o di quello che si vorrebbe essere è un’esperienza autoreferenziale.

P.S. Per quella valigia piena di colori e profumata di olio di lino e di papavero che in molte notti ho abbracciato e tenuto sotto le coperte  ho preso poche decisioni  nella vita, ed ancora innamorata, faccio fatica ad amare ma ci provo

Maria Chiara Calvani

Ringraziamenti: I sei partecipanti al progetto: Paolo Balmas, Elena Battista, Federica Morichetti, Panagiotis Samsarelos, Stefania Stefanini, Ana Radovanovic;

le care e prima di tutto amiche Cristina Petrelli e Alba Rossi; Vincenzo Sorrentino per i suggerimenti teorici e per il confronto avvenuto via mail.

Franco Marconi per la pazienza

Tommaso sempre.

Oggetti orfani

Orfeo è orfano

 

 

 

 

 

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